21 marzo 2007

Omaggio ai re magi…

Il 16 marzo le speranze dei lavoratori del Ministero dell’economia e delle finanze si sono trasformate in amare illusioni.
Grazie ai soliti giochi e giochini di potere sulla pelle dei lavoratori, i soldi della cartolarizzazione sono diventati come l’araba fenice, “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa…”.
E tutto questo è avvenuto sotto gli occhi irati ed attoniti di tantissimi lavoratori presenti all’incontro.
La presenza dei lavoratori è stata sgradita, tra l’altro, al sig. Di Biase, segretario nazionale cgil—tesoro, che ha affermato che l’on.le Cento si era portato la claque.
I fatti lo hanno pienamente smentito.
Questo la dice lunga su come i leader sindacali vedano l’affermarsi di una coscienza di classe dei lavoratori che esula dal controllo sindacale.
Gli estremi del discorso sono questi: è il sindacato che parla a monte di meritocrazia e di premialità; poi quando il ministro recepisce il loro messaggio, armano una situazione per quale i lavoratori si trovano schiacciati tra l’incudine ed il martello.
E’ chiaro che il ministro non può tornare indietro su accordi strategici di portata nazionale presi con la compagine di governo di cui “loro” (cgil-cisl-uil) sono organici.
Non si capisce allora questo gioco al massacro, per cui gli unici che debbano pagare siano sempre i lavoratori, ora con le ristrutturazioni degli uffici, ora con il taglio del salario accessorio e dello stipendio.
Guardate le buste paga e confrontatele con quelle di “loro”…
La situazione, nel Ministero, ma nella Pubblica Amministrazione in generale, è disastrosa.
Ormai è chiaro che ci si può aspettare di tutto, anche di essere messi in cassa integrazione, anche di essere licenziati.
Allora se le cose stanno così, e certi progetti vanno comunque avanti, perché non poter prendere quei pochi soldi che ancora possiamo prendere?
Le proposte presentate dall’Amministrazione erano peraltro impercorribili. Ma quali sono le strutture logiche che informano i due modi diversi di pensare tra Amministrazione e sindacati?
La proposta dell’Amministrazione, che è quella del Ministro, si ascrive in una logica di produttività e di premialità, indipendentemente dal grado ricoperto dal lavoratore.
Questa logica è quella di un capitalismo italiano che cerca di confrontarsi con l’Europa dal punto di vista dell’efficienza del capitalismo stesso.
La seconda proposta, legata alla struttura sindacale, prevede una differenziazione di compenso in base alla qualifica di appartenenza, come se questi soldi in realtà avessero una legittimità in base a gradi o a qualifiche.
Noi rigettiamo entrambe le proposte, ma non ci si può venire a dire che una è più democratica dell’altra; anzi, la seconda cristallizza ancora di più la struttura di dominio e di classe all’interno del M.E.F.
E comunque siamo sicuri che un’altra proposta, presentata da quelle sigle sindacali che non hanno firmato, sarebbe impraticabile, in quanto figlia sempre dello stesso dominio.
Se le cose stanno così, perché vi inventate cavilli, alchimie per non darci questi soldi che ci siamo abbondantemente meritati?
Noi ci rendiamo conto che per voi non sono nulla o possono essere merce di scambio con la politica.
Per noi questi soldi sono una questione di sopravvivenza.

Roma, 20 marzo 2007

COBAS Ministero Economia e Finanze

FATELA FINITA!!!

Leggiamo con ribrezzo il volantino indirizzato al ministro Padoa Schioppa, a firma dei Segretari delle Funzioni Pubbliche di cgil-cisl-uil, nel quale viene espressa enorme perplessità sulla firma del decreto che riguarda la “cartolarizzazione”, firma apposta dal ministro che non avrebbe tenuto conto delle osservazioni da loro espresse…
I signori in questione, che guadagnano profumati stipendi, parlano di una “cesura nel percorso di costruzione di un accordo e di una grave vulnerazione dei rapporti tra le parti che richiede un robusto chiarimento circa la natura e la solidità delle relazioni sindacali nel Ministero”…
Questi feudatari del sindacato, ritengono che “quanto accaduto abbia di fatto interrotto l’ordinato svolgimento delle relazioni tra le parti che rende impossibile” la loro partecipazione agl’incontri del 15 e del 16 marzo prossimi.
Noi non vogliamo difendere il ministro, ma è estremamente scorretto non presentarsi alla riunione del 15 marzo sperando poi che il ministro non ritiri il decreto sulla cartolarizzazione e non rompa le relazioni sindacali.
Allora la nostra controparte chi è: il ministro o i tre sindacati confederali?
La non curanza, il disprezzo dei vertici di cgil-cisl-uil nei confronti dei lavoratori è insopportabile, non riusciamo più a sostenere il loro agire.
L’abbiamo già detto: per molti di noi questi soldi sono importantissimi, sarebbe compito di un qualsivoglia sindacato difendere gli interessi dei lavoratori.
E’ fin troppo evidente, quindi, che questo agire sindacale è dovuto ad un “segreto” braccio di ferro con il ministro, per quanto riguarda il “memorandum sul pubblico impiego”.
Con questo comportamento schizofrenico, rimarremo senza soldi e con meno sicurezze sul posto di lavoro….

I COBAS del Ministero dell’Economia e delle Finanze chiedono a tutti i lavoratori una mobilitazione generale per il 15 e per il 16 marzo, che metta in discussione finalmente lo strapotere di cgil-cisl-uil.
Chiediamo inoltre agli iscritti alle tre confederazioni di attivarsi all’interno delle loro rispettive sigle affinché facciano pressione sui loro dirigenti per quanto riguarda i fatti in oggetto.
Non fare questo, anche all’interno della sigla, significa accettare ed essere complici di atteggiamenti distruttivi verso i lavoratori.


Roma, 14.3.2007


COBAS Ministero Economia e Finanze

18 marzo 2007

Altro pessimo accordo su posizioni organizzative e incarichi di responsabilità: un’ altra negativa conseguenza del Contratto Integrativo Ag. Entrate

Il 7 marzo è stato siglato un accordo sindacale riguardo le posizioni organizzative dei capi area non dirigenziali e gli incarichi di responsabilità all’interno degli uffici.
Un’altra negativa applicazione del Contratto Integrativo con l’introduzione ancora più decisa di un’organizzazione del lavoro che sta assumendo sempre più contorni privatistici e aziendalisti, producendo guasti inaccettabili per i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate.
In pillole questo accordo significa che, tra un paio di mesi, si aprirà negli uffici una competizione tremenda tra i lavoratori interessati per le procedure di interpello, per “ambire” a queste posizioni.
La remunerazione di queste posizioni/incarichi avverrà con indennità di prima fascia per euro 5100 annui, di seconda fascia per euro 3400 (collocazioni nelle fasce da contrattare dopo), di 2500 euro per i coordinatori dei team rimborsi e delle unità di direzioni, di 1500 euro per i capi team dei CAM.
Inoltre, in applicazione dell’art. 12 del CCNI, vengono istituite posizioni intermedie di responsabilità per team controllo, legali con un numero minore di addetti, per i back office e per i centri operativi ecc. e tutti saranno remunerati con 1500 euro annuali.
E’ stato determinato il budget regionale per il pagamento di queste indennità con l’evidente contraddizione che le stesse indennità e posizioni saranno individuate negli uffici secondo le risorse economiche stanziate e non secondo le effettive esigenze funzionali, risorse economiche per giunta a carico per i 2/3 sul FPS di tutti i lavoratori.
Ovvero questo meccanismo oltre ad essere privatistico, competitivo, discriminatorio sarà finanziato in massima parte dal salario accessorio del personale tutto. Oltre il danno la beffa!
La natura di questo accordo mette in evidenza, se ancora c’erano dubbi, lo spirito aziendalista dell’Agenzia, che forse sentendosi una novella impresa privata, sulla falsariga della Microsoft di Bill Gates, con la consueta complicità dei sindacati confederali, ha architettato questo meccanismo che mette in moto criteri, percorsi, modalità, graduazioni e ripartizioni economiche assolutamente pericolose e concorrenziali, che accentueranno a dismisura la divisione tra il personale.
Fosse l’ultimo della serie! Aspettiamoci nel prossimo periodo un’ulteriore accelerata di questi accordi e di questi processi!

5 marzo 2007

Aziendalizzazione delle Agenzie Fiscali, una china inarrestabile

L’evoluzione delle Agenzie Fiscali, uno dei comparti pubblici in cui da diverso tempo vi è il più alto tasso di sperimentazione aziendalistica, piano piano, lemme lemme sta assumendo sviluppi e contorni ancora più negativi.
A cominciare dall’Agenzia delle Entrate dove l’ultimo contratto integrativo recentemente siglato, sta avendo le sue devastanti ripercussioni. In ossequio all’art. 20 del CCNI è in via di attuazione negli uffici la rilevazione delle esperienze professionali con corsi specifici e con una nuova procedura a cui i lavoratori dovranno sottostare volontariamente rispondendo a dei quesiti da cui saranno estrapolati dati e proiezioni per l’attribuzione dei “mestieri”. Dietro a questo specchietto delle allodole e dietro ad una prospettiva e ad un percorso tutto da verificare, ci dovrebbe essere la collocazione del personale in profili/fasce economiche/aree corrispondenti alle loro mansioni/mestieri. Traduciamo invece, nell’immediato, questo gigantesco processo messo in piedi, come un esteso meccanismo di controllo sul lavoro e sui lavoratori da parte delle direzioni degli uffici, delle direzioni regionali, dove la valutazione soggettiva del lavoratore e del suo apporto individuale alla produttività la fanno/la faranno da padrone, perfezionando e riproducendo ancora di più il modello Antares.
E tutto ciò mentre il guazzabuglio impera riguardo le graduatorie dei passaggi economici e le prove a cui i lavoratori si stanno sottoponendo, per i passaggi dalla II alla III area e all’interno delle aree; con la prospettiva certa che alla fine di questa infinita bagarre il contenzioso aumenterà in maniera esponenziale mentre per il resto del personale (intorno al 50%) che non usufruirà di questi passaggi, rimarrà un consolidato malcontento.
Ed attraversa tutte le Agenzie Fiscali la beffa del comma 165 che ha dimezzato le risorse economiche del salario accessorio, azzerando addirittura le risorse di un anno, confermando la nostra convinzione che la stragrande parte del salario accessorio deve rientrare stabilmente in paga base senza essere legata a stanziamenti economici annuali, soggetti alle oscillazioni e agli umori vulnerabili dei vari governi che si succedono.
L’Agenzia del Territorio, in questi giorni in cui si discute del DPCM sul decentramento, vive “l’equivoco” di una situazione traballante dove non si sa ancora se, quando e come i lavoratori e le funzioni saranno trasferiti agli enti locali con una “baruffa” tra amministrazione e sindacati confederali che ci sembra abbastanza di facciata, con varie messe in scena e con un rimpallo di responsabilità continuo. I sindacati confederali che all’inizio avevano appoggiato in toto il decentramento dall’Agenzia agli enti locali, si stanno evidentemente accorgendo dei guasti che si produrranno per cittadini e lavoratori e adesso si stanno arrampicando sugli specchi proponendo una cooperazione tra enti con uno scambio di informazioni, di interventi telematici, di sportelli decentrati (che già ci sono), e non di trasferimento fisico di uomini e mezzi…MARCIA INDIETRO anche se parziale? Vedremo…

E dietro le quinte di questo scenario aziendalistico che si vive nelle Agenzie Fiscali e che poco si addice agli interessi dei lavoratori, c’è il Memorandum per le amministrazioni pubbliche siglato nel gennaio scorso che apporta in tutti i comparti pubblici un bagaglio produttivistico e aziendale ben peggiore dell’attuale dove il raggiungimento dei risultati, i sistemi di valutazione, misurazione e accertamento dell’apporto individuale alla produttività, una mobilità territoriale e funzionale e un sistema di “esodi” diventano il centro per il miglioramento della qualità dei servizi pubblici.
E questo è anche il filo conduttore che attraversa le Agenzie Fiscali:
· dove i diritti dei lavoratori sono carta straccia,
· dove i contratti e i conseguenti recuperi salariali continuano, dopo 15 mesi, ad essere un miraggio, anche col governo “amico” di centro-sinistra,
· dove il mansionismo continua ad essere una piaga trentennale,
· dove l’ordinamento professionale, rispettoso una buona volta del lavoro e dei lavoratori, è una chimera e oggi deve essere tarato con una “rilevazione”,
· dove le piante organiche e il rinnovo del turn over sono ancora in alto mare,
· dove le agibilità sindacali e i diritti ad usufruirle sono sempre monopolio delle organizzazioni sindacali confederali, che fanno il bello e il cattivo tempo.
Questa è la chiave di lettura, forse fugace ma effettiva, delle vicende e delle scelte che subiscono i lavoratori finanziari.
Metterle in discussione, contestarle dalla radice, riproporre forme di lotta è un passaggio fondamentale per ribaltare questi equilibri, senza sperare o illudersi che gli attuali interlocutori sindacali siano “rappresentativi” degli interessi del personale, ma costruendo una buona volta un percorso, forse più difficile, di organizzarsi autonomamente e in alternativa, dal basso.